Su Domus una bella intervista con Mammafotogramma

Domus con un articolo di Chiara Alessi dedica attenzione e spazio a Mammafotogramma con un lungo articolo-profilo-intervista .

http://www.domusweb.it/it/design/studio-visit-03-mammafotogramma/?fb_action_ids=10200159847068976&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

Riprendiamo alcuni brani dell’articolo: Il giovane quintetto italiano ci invita a scoprire il suo spazio di lavoro, dove un architetto, un artigiano, uno scenografo, un illustratore e un costruttore di bambole e set si sono ricavati un angolo semanticamente autonomo. A design report from Milano by Chiara Alessi………..

…….Sembra di essere nel dietro le quinte scompigliato di un teatro sperimentale, solo che qui l’accumulo di materiale, l’organizzazione dell’archivio e la strumentazione a disposizione sono il risultato di un lavoro di decenni. Lo scheletro dello spazio deve la sua forma all’identità dei componenti: un architetto, un artigiano, uno scenografo, un illustratore, un “bambologo” (vale a dire un costruttore evoluto di bambole e set). Mentre l’anima si contende tra l’esordio nella produzione cinematografica animata e le nuove forme espressive in cui sta evolvendo, per esempio l’allestimento e il disegno di interni. Ascoltandoli, sembra un passaggio quasi intuitivo: l’obiettivo è arrivare all’animazione degli stessi prodotti artigianali. Intanto, il tentativo è quello di trasmettere questo valore corale e queste competenze multiple anche ai possibili clienti, che andrebbero ad aggiungersi a un pool di nomi già variamente interessanti: dalla Triennale di Milano a Ventura Lambrate, fino a Mondadori, sfiorata solamente nella possibilità di un progetto di interaction design…….

La seconda ragione è che fa bene al mondo del progetto pensare che nella faticosa e sterile controversia tra fare analogico e fare digitale, tra sapere artigianale e potere tecnologico, tra autoproduzione come fine, come compromesso o come provocazione, si possa ricavare un angolo semanticamente autonomo. Perciò l’autoprogettazione entra funzionalmente nel processo per costruirsi da sé presse, stampi e strumenti necessari per la realizzazione fisica dei prototipi ma non è il punto d’arrivo; la serie limitata è una possibilità di vita ulteriore di alcuni pezzi impiegati comunque per altri fini, e il 3D è solo uno dei tanti espedienti per la verifica delle potenzialità di un progetto già testato fisicamente. Così, mentre si procede realisticamente (nel senso che la realtà è il pretesto per procedere) capita di imbattersi in scoperte…..

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Categorie: REDAZIONALI, TENDENZE

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