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Bar muti: Silenzio, si fa l’aperitivo (di tendenza)

La tendenza nasce stranamente in Russia, non proprio fucina di tendenze e novità “social”. Sta di fatto che il top in fatto di tendenze è appannaggio dei giovani moscoviti, e il nuovo concept di aperitivo sta sbarcando anche in Europa.

La tendenza è perfettamente contraria alle nostre abitudini: ci si reca in locali nei quali l’obbligo è quello del silenzio assoluto; unico strappo alla regola concesso, un bassissimo sottofondo musicale, in grado di enfatizzare il senso di relax percepibile.

Tutto nasce da un bisogno sempre maggiore di allontanarsi dal caos cittadino che è sempre più diffuso e deleterio; non bastasse, la sempre maggior diffusione di strumenti hi-tech che isolano, sono rumorosi e richiedono la nostra attenzione senza soluzione di continuità (si pensi alla musica degli iPod, gli iPad, Blackberry ed iPhone con mail e notifiche e chi più ne ha più ne metta).

Il lavoro poi, ci impone spesso di relazionarci con gente con la quale mai intratterremmo una conversazione; tutto ciò porta ad una necessità nuova: quella di prenderci un po’ di tempo solo per noi, per tornare ad apprezzare il silenzio e goderne i benefici.

Risultato: messi davanti al problema non è possibile negarlo; si ha anzi la voglia di risolverlo. Ecco dunque in arrivo anche in Italia (ancora pochi a dire il vero) i primi “bar muti”, locali dove è possibile sorseggiare un drink senza l’obbligo di interloquire, mantenere i rapporti sociali conversando o relazionarsi ad altri – e senza sentirsi in colpa, o diversi, per questo – rilassando così le orecchie e rigenerando la mente.

Sembrerebbe inopportuno o ridicolo trovarsi in una situazione del genere, ma chi l’ha provato lo considera una geniale trovata; opera dei caffè più “in” di San Pietroburgo e Mosca, nei quali l’esperienza del silenzio non è solo un optional, ma un vero diktat; col risultato di serate alternative e di gran moda.

Per garantire che nessuno dimentichi la sola regola vigente, numerosi cartelli ricordano l’ordine imperativo di astenersi dal comunicare; anche per ordinare si fa affidamento a blocchetti di carta. Per chi transige, il tradizionale buttafuori non sarà invece assolutamente passato di moda e farà ancora il suo mestiere.

Il gestore di un bar muto, intervistato, ha spiegato che restare 2-3 ore al giorno in condizioni di totale mutismo, pur in luoghi frequentati e con altre persone attorno, aiuti addirittura la ricerca delsenso della vita.

Non si pretende di certo che un bar abbia la pretesa di sollevare le sorti personali così a fondo, ma un’esperienza tale aiuta a rigenerare corpo, mente e, forse, anche lo spirito.

Approfondendo il percorso di questo filone social-rilassante, sembra che la tendenza abbia avuto la sua vera culla nella solita New York nel lontano 2002; nella City però l’idea dei “bar muti” non ha riscosso grande successo. Da qui è sbarcata in Cina che, con un percorso inverso rispetto al solito in fatto di tendenze, ha trovato il suo essere in Russia.

Altre ipotesi vogliono che per far lavorare persone sorde, il Vietnam avesse imposto locali di questo genere, poi tramutati in locali da aperitivo cult dal capitalismo occidentale.

Qualunque sia la verità, l’idea è interessante, utile e – stando alle voci – dilettevole. Inoltre, come si legge nei testi di qualche saggio romantico del passato, «chi si capisce anche senza parlarsi, ha molto da dirsi».

L’occasione potrebbe portare al ritornodel flirt fatto solo di sguardi.

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